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Come offrire ai tuoi clienti un viaggio sull'Etna? Con un calice di Nerello Mascalese.

Siamo, su eBacco, nel pieno delle 4 settimane dedicate ai Vini d'Alta Quota, ovvero vini prodotti in zone ad altitudini elevate, fattore che contribuisce a donare profumi più netti e fissati.

In questo articolo ci spostiamo sull'Etna, in Sicilia, e parliamo di uno dei vitigni principe della zona, il Nerello Mascalese, che rientra nella composizione dell'Etna Rosso DOC. Un vitigno forse poco conosciuto, ma che è tra le uve più espressive del proprio territorio di origine.


La storia del Nerello Mascalese parte dalla Piana di Mascali

Nonostante il Nerello Mascalese sia il secondo vitigno più coltivato in Sicilia, dopo il Nero d'Avola, non ha una coltivazione così diffusa su tutta l'isola (al netto di qualche comparsa nei pressi di Messina, nel palermitano e nell'agrigentino), ma cresce principalmente sull’Etna, quindi in provincia di Catania.

Perché "mascalese"? Perché il nome rimanda al luogo d’origine di questo vitigno, la Piana di Mascali, zona agricola tra il mare e l’Etna, sul lato Est del Vulcano.

Oggi la coltivazione si è diffusa sull'intera zona dell'Etna (Trecastagni, Biancavilla, Viagrande), ma nonostante ciò, la zona d'eccellenza resta quella intorno ai comuni di Castiglione di Sicilia e di Randazzo, tra Rovittello, Solicchiata, Calderara, Passopisciaro e Linguaglossa. In questa zona, i vigneti eroici di Nerello Mascalese hanno resistito alla Fillossera, grazie a 3 principali fattori, che hanno rafforzato questo vitigno:

  • Suoli: terreni vulcanici, con tessitura basaltica e presenza di argille con buona conduzione termica

  • Altitudine: elevata, fino ai 1100 metri sul livello del mare

  • Allevamento: per propaggine, altresì detta "purpania".

Le origini del Nerello Mascalese risalgono al settimo secolo a.C.

La storia del Nerello Mascalese sembra risalire al VII secolo a.C. con la colonizzazione, da parte dei Greci, delle coste della Calabria e della zona di Messina.

Fu intorno al 734 a.C. che i Greci iniziarono a diffondere il culto del dio Dioniso e, con esso, cominciarono a coltivare il vitigno nella zona. La produzione vinicola si estese, in un secondo momento, nelle zone di Messina e Catania, fino ad arrivare ai piedi dell'Etna. Ai tempi, e anche durante i regni dei vari tiranni di Siracusa e, successivamente, dei Romani, la bacca più diffusa era il Mamertino, con ottime produzioni provenienti dall'Etna.


La caduta dell'Impero Romano fu motivo di stop per la coltivazione della vite e produzione di vino nella zona. Sicuramente, il territorio dove oggi si produce Nerello Mascalese, non godeva di particolare fama.


Nel 1543, il vescovo Caracciolo ottenne da Carlo V l'elevazione a contea della Piana di Mascali. Fu a questo punto che i terreni della zona, affidati ai viticoltori, iniziarono a dare vita in modo più consistente a vigneti di Nerello Mascalese.

Solo alla fine del '900 si iniziarono a ottenere i risultati di qualità ancora conosciuti oggi. Il lavoro dell'ultimo secolo è stato proprio un esercizio di valorizzazione della qualità del vitigno autoctono e introduzione delle DOC.


Etna Rosso DOC: denominazione di elezione del Nerello Mascalese

Dal 1968, il Nerello Mascalese è il vitigno impiegato in purezza o in blend per la vinificazione nella denominazione DOC Etna Rosso, di cui rappresenta almeno l’80%. Il restante 20% è dato dal vitigno Nerello Cappuccio.

Il Nerello Mascalese è presente anche in altre DOC della Sicilia (Faro, Contea di Sclafani, Alcamo, Riesi, Marsala, Sicilia), ma la denominazione Etna Rosso DOC regala la sua versione più elegante e prestigiosa.


I profumi speziati ed eleganti del Nerello Mascalese

L'uva Nerello Mascalese ha la peculiarità di avere espressioni molto diverse, di anno in anno, soprattutto in base a Condizioni climatiche, Versante del vulcano Etna su cui è coltivato e Altitudine.

Si tratta inoltre di un vitigno che matura tardi (vendemmia di solito a metà ottobre), garantendo quindi uno sviluppo dei profumi lento e fine.


Il Nerello Mascalese in purezza si presenta di colore rosso carico tendente al granato. Il profumo al naso è davvero tipico ed elegante, con note di piccoli frutti rossi, liquirizia e spezie. Anche il gusto in bocca del Nerello Mascalese è unico, secco, di buona tannicità, persistente.

La bellezza delle coltivazioni sull'Etna è che donano al vino anche una certa sapidità al vino, simbolo di connessione forte con il territorio.


Servi il Nerello Mascalese con primi o secondi di carne, di buona grassezza

Il consiglio dei sommelier di eBacco è quello di servire il Nerello Mascalese in calici di buona ampiezza, a una temperatura di 18 °C. In questo modo, il tannino del vino non risulterà troppo aggressivo una volta assaggiato dai tuoi clienti.

Gli abbinamenti sono molteplici, tutti con piatti con una buona componente grassa e una certa struttura.

Puoi consigliarlo in abbinamento a un aperitivo, se al tavolo è stato ordinato un tagliere di formaggi e salumi stagionati, è ottimo accompagnato a primi piatti con sughi a base di carne e, per i secondi, con carne rossa o carne grassa di maiale (come la salsiccia alla griglia).


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Planeta Etna Rosso DOC Nerello Mascalese

Planeta ha scelto di tutelare l’unicità dell’ambiente, dei paesaggi e della cultura della Sicilia, valorizzando le specificità di ogni territorio.

Da cinque secoli, attraverso 17 generazioni, la famiglia si impegna a percorrere le strade dell’evoluzione agricola in una terra complessa come la Sicilia, con un approccio sempre orientato all’apertura, all’innovazione.

  • Uve: Nerello Mascalese 100%

  • Provenienza: Pietramarina, Castiglione di Sicilia (Catania). 510 m s.l.m.

  • Terreni: perfetta esposizione e giacitura, neri per le sabbie laviche; attorno boschi e colate laviche più recenti

  • Vinificazione: a 23°C in tini di legno e in vasche di acciaio, per 14 giorni

  • Affinamento: in tini di legno e acciaio per 6-8 mesi.

Bocca carnosa eppure scorrevole. Frutto molto espressivo con incursioni aromatiche più complesse di sottobosco, mirto e spezie orientali.


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